Lo strano caso del sig. P. e dell’occhio blu

scritto da Miu
Scritto 11 mesi fa • Pubblicato 11 mesi fa • Revisionato 11 mesi fa
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Autore del testo Miu

Testo: Lo strano caso del sig. P. e dell’occhio blu
di Miu

Il sig. P. - ovvero Peppino de Tontolonis - aveva settantotto anni, ex impiegato del catasto, con una carriera passata tra mappe, visure, timbri e acari.

 Non aveva titoli ufficiali, ma si vantava di una laurea sulla conservazione dell’asinello sardo, ottenuta - a suo dire - durante una conferenza rurale in provincia di Nuoro, dove fu premiato per aver "difeso l’identità dell’equide autoctono"

 Sotto la mensola dei liquori, teneva appeso anche un diploma ricevuto per aver completato un complicatissimo anagramma su Topolino, Pippo e Paperoga, pubblicato su una rivista enigmistica del 1982.

 Ogni sera, dopo aver mandato la moglie a letto con un "Vai, che domani c’è il mercatino"", si piazzava davanti al vecchio PC e si collegava al suo sito letterario preferito.

 Non leggeva o scriveva per condividere: lo faceva perche era "antropocentrico”. E poi...per brillare agli occhi del  suo amore virtuale, l'ottuagenaria Venusia, che proteggeva e adorava con l’attenzione maniacale di un pinguino australiano col suo ultimo uovo.

Il bersaglio?  una nuova registrata che, come immagine, aveva un obiettivo fotografico blu.
Scriveva bene, fin troppo. E per Peppino questo era già un problema.

 "Me non mi incanta, questa sventola almeno tre o quattro lauree, sei master e minimo sette alias", borbottava, mentre salvava i suoi post in una cartella chiamata "Indagini".

Ogni virgola era una prova. Ogni acca una certezza. Ogni aggettivo, un affronto.L’ossessione col tempo crebbe. Cominciò a insinuare che “Cencia” (ovvero la stracciona) non fosse nemmeno una donna.

 "Sei un uomo travestito, sicuro. Me ne intendo io! Ti piacerebbe eh, ma io sono maschio e mi piacciono le femmine, mica come te" le scrisse in un messaggio delirante, seguito da un "Thiè!" che voleva suonare virile ma ricordava più il verso di un piccione infastidito.

Poi arrivò la visione. Dopo aver visto Peeping Tom e ingurgitato una porzione generosa di piedini di maiale con peperonata, Peppino sognò un fuoco blu danzante che assumeva pose oscene (tanto per cambiare…) e, dal blu cobalto… un occhio. Un occhio enorme che sputava curacao alcolico e sentenze.

 "È lei!" urlò, svegliandosi tutto sudato. "È la Cencia, la stracciona dall’iride cerulea! Vuole dominare il sito con le sue 17 lauree e 35 master!"

 Convinto di aver ricevuto una rivelazione divina, redasse un documento di 14 pagine in Comic Sans, con titoli in rosso: Dossier Cencia blu - La Cultura Come Arma di distruzione di massa.

 Lo inviò al moderatore del sito, al garante della privacy e, per sicurezza, anche al Comune di Voghera.

 Nessuno rispose.

 Il povero sig. P., indignato, convocò un processo immaginario. Lui era il giudice, il pubblico ministero e l’unico testimone.

La fantomatica “Cencia”, ovviamente, non si presentò.
Ovviamente fu condannata in contumacia a "sparire".

Ma proprio mentre stava per archiviare il caso, successe l’impensabile: la “Cencia” svolazzando pubblicò un nuovo racconto. Ironico al punto giusto. Sicuro. Tagliente.

Peppino lo lesse. Lo rilesse. Lo stampò. Lo sottolineò col lapis rosso. E poi, in un momento di furia impotente, lo commentò malamente.

La pressione salì. La pastiglia scese.
Quella notte, chiuso il PC, Peppino si guardò intorno con aria sospettosa.

"Qualcuno deve aver spifferato…" borbottò. "Questa dell’asinello non poteva saperla nessuno!"
Si voltò verso la moglie, che stava seguendo una telenovela turca con l’uncinetto in mano.

"Psei pfstata pftu? Hai pfarlato?"

Lei alzò appena gli occhi: "Ma va là, Peppì… pensa a mandare giù la pastiglia."

Peppino sbuffò, afferrò il bicchiere con la dentiera a mollo e lo posò sul comodino come fosse la prova di un complotto.
Poi, nel buio, mormorò: "Io lo pfso. Ho le psfpie in pfcasa."

Lo strano caso del sig. P. e dell’occhio blu testo di Miu
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